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    STRAGE APPIGNANO- 22/23 APRILE 2007

    NELLA NOTTE TRA IL 22 E 23 APRILE 2007 VENNERO UCCISI 4 RAGAZZI.....ANGELI!!!

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    OGGI A DUE ANNI DI DISTANZA DA QUELLA TRAGEDIA CHE HA DISTRUTTO 4 FAMIGLIE, NON VOGLIO FARE COMMENTI E RIFERIMENTI SUL SUSSEGUIRSI DELLA VICENDA,

    MA SOLO RICORDARE

    fiammaALEX, DAVIDE, ELEONORA E DANILO fiamma

    E' ATTIVO IL SEGUENTE SITO IN RICORDO http://www.ragazzidelmuretto.org/ 

       

    MASSIMO MORSELLO PRESENTE

     MASSIMO MORSELLO
     
    10/03/2001
    PRESENTE
     
     
     
        
     
     
    Le sue ultime parole sono : "Sono pronto... sono pronto!".
    E' il combattente che mai inginocchiatosi di fronte a nessuno si inginocchia al suo Unico Re. Un Re a cui Massimo Morsello potra' presentarsi con tanti doni, tante conversioni e chissa' forse con l' orgoglio di aver contribuito al ritorno di Dio all' Italia e dell' Italia a Dio. 

     

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    "se mi dovessi definire, mi definirei come mi definivo vent'anni fa...sono fascista"  Massimo Morsello

     

    BOMBARDAMENTO DRESDA - IO NON SCORDO -

    OGGI 14/02 NON SI RICORDA SOLO PER LA FESTA DI SAN VALENTINO O MEGLIO FESTA DEGLI INNAMORATI

    (COLGO L'OCCASIONE PER FARE GLI AUGURI A TUTTI GLI INNAMORATI)      

    MA RICORDIAMO ANCHE QUESTA DATA PERCHE 64 ANNI FA LA CITTA' DI DRESDA FU BOMBARDATA DAGLI ANGLOAMERICANI PROCANDO 200.000 MORTI

    IL BOMBARDAMENTO ATOMICO CHE COLPI IL GIAPPONE (Hiroshima) PROVOCO 150.000 MORTI..... GIUSTO PER DARE L'IDEA       

     

    Il bombardamento di Dresda (13-14 febbraio 1945)

    Spaventoso cinismo di un’azione militare del tutto ingiustificata.

    Nel febbraio del 1945 la Germania era sconfitta ma gli angloamericani decisero ugualmente di compiere questo orribile e infame gesto.

    (l’azione e lo stesso carico di bombe fin dal 1943 era destinato a Milano).

    Scene infernali. Dopo aver raccolti i miseri resti bruciati, sullo sfondo, un gigantesco falò li incenerisce del tutto. Un inutile massacro. 200.000 corpi inceneriti. Macabro record di disumanità, non eguagliato neppure dai bombardamenti atomici sul Giappone Dresda non era mai stata toccata seriamente dalla guerra, sia per la posizione geografica sia perché non aveva né industrie né impianti militari rilevanti.

    Ma l’importante era “terrorizzare”. Ci riuscirono!

    (Fonte: http://cronologia.leonardo.it/storia/a1945n.htm)

       

    10 FEBBRAIO - IO NON SCORDO -

                                                                                                        

    10 FEBBRAIO 

    Giorno del ricordo delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata

     

     

     


     

    O Dio, Signore della vita e della morte,

    della luce e delle tenebre,

    dalle profondità di questa terra e di questo nostro dolore, noi gridiamo a Te:

    ascolta la nostra voce.

    Noi siamo venuti qui per innalzare le nostre povere preghiere e deporre i nostri fiori,

    ma anche per apprendere l’ultimo loro grido, l’ultimo loro respiro.

    Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra,

    costituisce una grande cattedra, che indica nella giustizia e nell’amore le vie della pace.

    In trent’anni due guerre, come due bufere di fuoco,

    sono passate attraverso queste colline carsiche;

    hanno seminato la morte tra queste rocce e questi cespugli;

    hanno riempito cimiteri e ospedali,

    hanno anche scatenato qualche volta l’incontrollata violenza, S

    eminatrice di delitti e di odio.

    Ebbene, Signore, Principe della Pace, concedi a noi la Tua Pace,

    una pace che sia riposo tranquillo e decoroso per i Morti e sia serenità di lavoro e di fede per i vivi.

    Fa che gli uomini, spaventati dalle conseguenze terribili del loro odio e attratti dalla soavità del Tuo Vangelo,

    ritornino, come il figlio prodigo, nella Tua casa per sentirsi e amarsi tutti come figli dello stesso Padre.

    Dona conforto alle spose, alle madri, alle sorelle, ai figli di coloro che si trovano in tutte le foibe di questa nostra triste terra,

    e a tutti noi che siamo vivi e sentiamo pesare ogni giorno sul cuore la pena per questi Morti,

    profonda come le voragini che li accolgono.

    a noi dona rassegnazione e fortezza, saggezza, e bontà. Tu ci hai detto:

    "Beati i misericordiosi perché otterranno misericordia, beati i pacificatori perché saranno chiamati i figli di Dio,

    beati coloro che piangono perché saranno consolati",

    ma anche beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati in Te,

    o Signore, perché è sempre apparente e transeunte il trionfo dell’iniquità.

    O Signore, a questi nostri morti senza nome ma da Te conosciuti e amati, dona la Tua pace.

    Risplenda a Loro la luce perpetua e brilli la Tua luce anche sulla terra e nei nostri cuori.

    E per il loro sacrificio fa che le speranze dei buoni fioriscano. Amen

     

     

     

     

                

     

     

     

    auguri

    BUON NATALE
     
     
     
     
     
     
    sante feste
     

    -LA LIVA FRITTA- oliva ascolana

    LA LIVA FRITTA
    (poesia)

    Quanne 'ccapeta 'na festa

    Tante solenne e più recurdativa,

    La vergara lesta, lesta,

    Pe prima cosa dà de mà lesta,

    Pe prima cosa dà de mà a la liva.

    La quistione è manefesta:

    De fa nu pranze nen vale la pena,

    E lu popele pretesta,

    Senza dò zocca de liva repiena!

    Tira jó la cazzarola,

    Mitte l'olie e la cepolla,

    Coretina e senneritte.

    Falli sfrie, eppuó ce mitte

    Carne fresca, parte uguale,

    Pulle, manze e lu maiale,

    Magra, scedda e fatt'a piezze.

    Se vuó dagghie più sapore,

    Puó calà lu fegatielle

    De'nu pulle raspatore.

    'Nu cucó de bianche sicche,

    Che svapora e 'nsaperisce.

    Sale e pepe, e all'uddem'ora,

    'Nu cicì de pemmadora.

    Passa la ciccia su la macchenetta

    Dó vodde, che ccusci te vè più fina,

    La mitte dentre 'na curtascianetta

    Ce scule lu seghitte suó passate,

    'N' uove sbattute e la noce mescata.

    Ce ratte 'nu ccunille de limone,

    Sule la scorza gialla, fa 'ttenzione!

    'Nu bielle ccó de cace ratteggiate:

    'Na parte de pecurì de lu Ciafò,

    E dó de parmeggià, senza la cocchia.

    E se tié 'nu tartefritte,

    Te lu ratte e ce lu mitte!

    Tiellu da parte, e lu repiene è fatte.

    Mó vè lu biélle: arrempì la liva!

    Liva asculana, senza manche dillo,

    Che se cogghie a Resara o su li Piagge,

    Bella, cecciotta, ch'lu cice fine,

    De'nu sapore ch'n'se trova uguale.

    La tagghie turne, turne, a verdenella,

    E gghie lieve lu cice, sane, sane,

    E, a puoste suó, ce mitte lu repiene,

    Certe, nuccó più nnèrte de lu cice.

    Fa 'na palletta grossa 'nda 'na ciorva,

    Passela 'mmiezze a la farina bianca,

    Eppuó dope dentre' allo'uove sbattute,

    E finalmente tra lu pà rattate.

    Scutura li megghiche speccecate,

    Bbetura tra li mà zuocche pe zuocche.

    Pronte lu padelló de la frettura,

    Scallece l'olie o, megghie ancó, lu strutte;

    Frije li zocca de liva e falli d'òre.

    4 novembre 1918 - 4 novembre 2008

    fiamma 4 XI 1918 fiamma
     
    La festa nazionale del 4 novembre, istituita all'indomani della vittoria di Vittorio, per celebrare quell' importante momento storico della nostra Patria, come si sà è stata abolita per il semplice motivo che in Italia c'erano troppe feste.
    (una volta il 4 novembre era la "festa delle forze armate" e tutte le caserme erano aperte al pubblico.)
     
     
    Certo è uno strano Paese il nostro. Da una parte si elimina una ricorrenza che è fonte di esempio, di dedizione al dovere, di onore, di Patria....
    Valori , si valori veri, valori assoluti che vengono messi nel dimenticatoio per uniformarsi e uniformarsi in tutto; mentre dall'altra parte siamo pronti a far spazio e adottare feste e ricorrenze che non ci appartengono e che non appartengono alla nostra tradizione.
     
     
     
     
    OGGI RICORDIAMO COLORE CHE, ABBEDENTO E SPINTI DAL RICHIAMO DELLA PATRIA
    HANNO INDOSSATO IL GRIGIVERDE E SONO PARTITI...
    MA IN PARTICOLORE RICORDIAMO COLORO CHE NON SONO PIU' TORNATI
    COLORO CHE HANNO TRONCATO LA LORO GIOVANE VITA,
    SULLE NEVI DELLE ALPI O DELLA RUSSIA,
    SULLE INFUOCATE SABBIE AFRICANE,
    SULLE PIETRAIE DELLA GRECIA O DELL'ALBANIA,
    O IN FONDO AI MARI!!!
     
     
    In realtà i caduti non muoiono sui campi di battaglia 
    e non scompaiono nei sacrari,
    ma soltanto quando sono dimenticati!!!
    Se questo avviene vuol dire che il popolo vivente
    non è più degno
    del grande popolo dei morti
    flamme PREGHIERA PER LA PATRIAflamme
     
     
    Dio onnipotente ed eterno, cui danno gloria la terra, il cielo e il mare
    ascolta la nostra preghiera!!!
    Giurando fedeltà alla Bandiera, abbiamo promesso omore e servizio alla Patria,
    nel ricordo del sacrificio di chi è caduto perchè noi vivessimo in un mondo più libero e giusto
    Donaci o signore, la forza di custodiree difendere il bene prezioso della pace;
    e in comunione di spirito con tutti coloro che lavorano e soffrono
    donaci la gioia di dare il nostro contributo per la serenità delle nostre case,
    per la prosperità della nostra terra,
    per il bene dell' Italia!!!
     
    fiamma
     
     

    NORMA COSSETTO

    Norma Cossetto, una studentessa universitaria istriana, venne torturata, violentata e gettata in una delle tante foibe che caratterizzano il territorio della Venezia Giulia  assieme ad altri 25 sventurati nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943. La sua storia è stata spesso considerata emblematica per descrivere i drammi e le sofferenze dell'Istria e della Venezia Giulia

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    Norma Cossetto era una splendida ragazza di 24 anni di Santa Domenica di Visinada, laureanda in lettere e filosofia presso l'Università di Padova. In quel periodo girava in bicicletta per i comuni dell'Istria per preparare il materiale per la sua tesi di laurea, che aveva per titolo "L'Istria Rossa" (Terra rossa per la bauxite).
    Il 25 settembre 1943 un gruppo di partigiani irruppe in casa Cossetto razziando ogni cosa. Entrarono perfino nelle camere, sparando sopra i letti per spaventare le persone. Il giorno successivo prelevarono Norma. Venne condotta prima nella ex caserma dei Carabinieri di Visignano dove i capibanda si divertirono a tormentarla, promettendole libertà e mansioni direttive, se avesse accettato di collaborare e di aggregarsi alle loro imprese. Al netto rifiuto, la rinchiusero nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo assieme ad altri parenti, conoscenti ed amici.

    Dopo una sosta di un paio di giorni, vennero tutti trasferiti durante la notte e trasportati con un camion nella scuola di Antignana, dove Norma iniziò il suo vero martirio. Fissata ad un tavolo con alcune corde, venne violentata da diciassette aguzzini, quindi gettata nuda nella Foiba poco distante, sulla catasta degli altri cadaveri degli istriani. Una signora di Antignana che abitava di fronte, sentendo dal primo pomeriggio urla e lamenti, verso sera, appena buio, osò avvicinarsi alle imposte socchiuse. Vide la ragazza legata al tavolo e la udì, distintamente, invocare pietà.

    Il 13 ottobre 1943 a S. Domenico ritornarono i tedeschi i quali, su richiesta di Licia, sorella di Norma, catturarono alcuni partigiani che raccontarono la sua tragica fine e quella di suo padre. Il 10 dicembre 1943 i Vigili del fuoco di Pola, al comando del maresciallo Harzarich, ricuperarono la sua salma: era caduta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri aggrovigliati; aveva ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate.

    Emanuele Cossetto, che identificò la nipote Norma, riconobbe sul suo corpo varie ferite di armi da taglio; altrettanto riscontrò sui cadaveri degli altri. Norma aveva le mani legate in avanti, mentre le altre vittime erano state legate dietro. Da prigionieri partigiani, presi in seguito da militari italiani istriani, si seppe che Norma, durante la
    prigionia venne violentata da molti.

    La salma di Norma fu composta nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Castellerier. Dei suoi diciassette torturatori, sei furono arrestati e obbligati a passare l'ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria del locale cimitero per vegliare la salma, composta al centro, di quel corpo che essi avevano seviziato sessantasette giorni prima,nell'attesa angosciosa della morte certa. Soli, con la loro vittima, con il peso enorme dei loro rimorsi, tre impazzirono e all'alba caddero con gli altri, fucilati a colpi di mitra.

    Il 22-12-2005, dopo 50 anni di totale oblio da parte dello Stato, il presidente Ciampi ha concesso una medaglia d’oro per merito civile alla ragazza istriana barbaramente trucidata dai titini.

    NON DIMENTICHIAMO

    NAZZARENO (NANNI) DE ANGELIS - piccolo attila

    Sono passati 28 anni,
    Nanni De Angelis

    05/10/1980 05/10/2008

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    21 anni - Militante di Terza Posizione
    Assassinato in cella dal terrorismo di stato italiano il 5 ottobre 1980

    Il 5 ottobre 1980 trapassava in una cella di Rebibbia una delle figure più belle e magnifiche che abbiano calcato la nostra terra.
    Nel pieno cuore degli anni di piombo, il 5 ottobre 1980, in una cella del supercarcere di Rebibbia, trapassava il giovanissimo Nanni De Angelis. Sfuggito al blitz contro Terza Posizione effettuatosi il 23 settembre precedente e che aveva condotto in cella decine di innocenti che ne sarebbero usciti, asssolti, solo cinque anni più tardi, Nanni era latitante da circa due settimane. Venne arrestato nel centro di Roma dove cadde in una inboscata per la quale erano stati mobilitati oltre cento agenti, molti dei quali in borghese, travestiti da spazzini, gelatai, commercianti. Ammanettato, sdraiato, ad un lampione, Nanni venne massacrato di botte ricevendo numerosi calci alla testa.

    Contro il parere del medico del carcere che ne aveva richiesto il ricovero, Nanni venne trasferito ad un braccio speciale di Rebibbia. Poche ore più tardi venne trovato impiccato ad un termosifone della cella d'isolamento. Suicida secondo i secondini. La famiglia ed i suoi camerati hanno sempre contestato questa tesi propendendo per una serie di ragioni logiche, alla messa in scena effettuata per mascherare le vere cause della morte, determinata dai traumi del linciaggio al quale egli era stato sottoposto per strada. Di quel linciaggio ci furono diversi testimoni. Alcuni, subendo pressioni, ritrattarono in seguito, altri mantennero le accuse. Né questo né un' interrogazione parlamentare sortirono però alcun effetto. La giustizia in Italia è quella che è.

      

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    PER NON DIMENTICARE - 8 Settembre 1943

    PER NON DIMENTICARE - 8 Settembre 1943
    Giorno infausto per l'Onore della nostra Nazione.
    Giorno in cui Badoglio, il Re e compagnia bella nel 1943 fuggirono dopo aver firmato
    in segreto l'armistizio (3 settembre 1943) con gli "alleati" anglo-americani, condannando l'Italia ed il Fascismo.
     
    8 settembre ore 9:00
     Il Re Vittorio Emanuele ||| riceve l'ambasciatore tedesco Rudolf Rahn.
    Hitler voleva sapere cosa bolle in pentola, ma il Re gli ribadisce la fedelta e lealtà nei confronti dell'alleato.(da una parola d'onore falsa che durerà meno di dieci ore)
    "Dica al Furher che l'Italia non capitolerà mai
    è legata alla germania per la vita e per la morte"
     
    Badoglio aveva intanto preventivamente con due giorni d'anticipo spedito nuora e figlia a Losanna.
     
    8 settembre ore 17:30
     radio algeri prima al mondo a trasmettere
    "qui è il generale Eisenhower. Il governo italiano so è arreso incondizionatamente a queste forza armate. Le ostilità tra le forze armate delle nazioni unite e quelle dell'Italia cessano all'istante..."
     
    La notizia arriva a Berlino, e vogliono chiarimenti da Rahn.
     
    L'arrivo della notizia a Roma ha del comico...Mentre in tutto va in radio il comunicato.
    Eisenhower poche ore prima della priam difffusione del messaggio, aveva inviato allo Stato Maggiore un fono cifrato con il testo della resa, il quale dopo più di un' ora non era stato decifrato.
    La resa dell'Italia la consce tutto il mondo tranne lo Stato Maggiore.
     
    Il Re e Badoglio intanto devono sostenere l'infuriato Rahn.
    Ranh informerà Hitler e Gobbles si sfoga...è tradimento!!!
     
    Ma non solo i Tedeschi vedono l'armistizio come un tradimento ma anche l'opinione pubblica inglese riteneva che l'armistizio era uno sporco tradimento nei confronti della Germania (degli espinosa, || regno del sud)
     
     
     
     Eisenhower nel suo "Diario di guerra" scrisse: "la resa dell'Italia fu uno sporco affare.
    Tutte le nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e guerre perse, ma l'Italia è la
    sola ad aver perduto questa guerra con disonore, salvato solo in parte dal sacrificio dei
    combattenti della R.S.I".
     
    ONORE a chi rimase a combattere per l'Italia, per l'Europa e per il Fascismo insieme all'amico ed alleato, il Nazionalsocialismo!
     
         

    Clandestini nel capannone di un assessore leghista

     
    Predicano bene, ma razzolano molto male. I leghisti urlano contro l'immigrazione clandestina e nel frattempo sfruttano gli stessi immigrati per arricchirsi.

    Faceva così anche Roberto Zanetti, assessore della Lega alle Attività produttive e presidente degli artigiani di Cartigliano, comune in provincia di Vicenza. Nel capannone di sua proprietà la Guardia di Finanza di Bassano del Grappa ha scoperto un laboratorio di confezionamento di abbigliamento con nove cinesi costretti a lavorare in condizioni pietose.

    L'assessore adesso cerca di difendersi dicendosi sconcertato. «Questa storia mi toglie 10 anni di vita, io non ne sapevo niente».

    Dopo aver effettuato una serie di controlli nei giorni precedenti, i finanzieri della Compagnia di Bassano sono entrati in azione all'una di notte di mercoledì. Nell'immobile c'erano 9 asiatici. A finire in manette sono state la donna cinese che gestiva il laboratorio, immigrata regolarmente in Italia, e due operai sui quali pendeva già un provvedimento di espulsione, arrestati per violazione della legge (pensa un po') Bossi-Fini. Tre erano regolari, di altri tre non avevano documenti.

    Gli operai lavoravano giorno e notte in mezzo a puzza e rumore. Ma nel capannone erano completamente segregati dormendo in due stanzette nascoste dietro un armadio con un solo e lurido wc. Gli otto vivevano come schiavi: lavoravano tutta la notte, non uscivano mai. La "direttrice", almeno, aveva una camera tutta per sè.

    «Quando siamo arrivati hanno iniziato a correre e a gridare, ma la cosa che ci ha colpito di più - spiega il capitano Danilo Toma della compagnia di Bassano del Grappa - è stato il doppio fondo che abbiamo trovato su un muro. Da una botola si accedeva alle stanze, di cui una piccolissima, pochi metri quadri con i letti ammassati e un puzzo incredibile».

    Per quanto riguarda la posizione dell'assessore, il capitano spiega: «Come il fratello, al momento non è indagato, anche perché il contratto di affitto era regolare». Difficile però credere che la famiglia Zanetti non fosse al corrente di cosa stesse accadendo nel capannone. «La casa dei Zanetti dista poche centinaia di metri», osserva il capitano. In più, non è la prima volta che nel profondo Nord est leghista vengono scoperti laboratori clandestini: «Di casi simili anche in zona ne abbiamo scoperti parecchi», ricorda il capitano.

    Zanetti da parte sua cerca di difendesi. «La cinese titolare - spiega Roberto Zanetti - era venuta da noi la scorsa primavera; era stata costretta ad abbandonare la precedente sede, ne cercava un'altra e aveva saputo del nostro capannone. Era iscritta alla Camera di Commercio e, a quanto ci constava, i suoi dipendenti erano a posto con il permesso di soggiorno. Insomma, sembrava tutto in regola e abbiamo perfezionato la locazione, alla luce del sole».

    Peccato che "alla luce del sole" però non lavorassero i cinesi. E Zanetti ne era al corrente. «Parevano invisibili - continua l'assessore vicentino - lavoravano di notte, come formiche, non disturbavano. Cosa combinassero là dentro, non lo sapevamo: avevano messo subito le tende alle finestre e non aprivano a nessuno. Consideravamo l'affitto che ci pagavano una sorta di compensazione: in fondo, è proprio per colpa della Cina che abbiamo cessato la nostra attività originaria».

    È rimasto «sorpreso e sconcertato» anche il sindaco leghista di Cartigliano, Germano Racchella, nell'apprendere che il capannone dove è stato scoperto un laboratorio cinese clandestino è di proprietà di un suo assessore. «Una bella mazzata - commenta il primo cittadino - Sono sorpreso più come leghista che come sindaco», dice orgogliosamente. Racchella non ha ancora sentito il suo assessore e collega di partito Roberto Zanetti e non lo farà prima di sera. «Ho convocato una riunione - spiega il sindaco - vedremo cosa uscirà dall'incontro».
     
     
     

    29 luglio 1883 nasceva benito mussolini

    Centoventicinque anni fa, presso Predappio, nasceva il più grande capo italiano
     
     
     

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    fiammaA NOIfiamma

     

    eluana englaro- LA VITA E' UN BENE INVIOLABILE

    LA VITA E' UN BENE INVIOLABILE E INDISPONIBILE E NESSUNO si puó arrogare la prerogativa di toglierla a proprio arbitrio.
     
    vorrei scrivere qualcosa per giustificare il mio pensiero, ma sarà l'ora o l'orgomento che un po mi blocca e mi gela...comunque. Io di certo non sono nessuno per permettermi di giudicare...cosa che odio in questi casi delicati....e quindi mi limito a dire che non condivido parole usate nel seguente filmato....
     
       
     
    Eluana ha la disgrazia di non essere un panda o una foca monaca... per questo il padre può mandarla a morte senza che si levino grandi clamori.
    Per quel che può contare, firmiamo qui: http://firmiamo.it/eluanaenglaro
    Ma soprattutto preghiamo per l'anima di questa povera ragazza sfortunata, e per tutti coloro che si trovano nella sua stessa situazione.
     
    anche se non credo molto nelle petizioni on-line perchè non hanno una valenza giuridica....
     
     

    aggressione ad un matrimonio durante gay pride

    Attivisti di ultasinistra provano ad aggredire un matrimonio sul Campidoglio e, respinti, vaneggiano di aggressioni fasciste al gay pride
     
     
    Così sul Corriere: Un gruppo di «30-40» estremisti di destra «vestiti con giacca e cravatta» hanno cercato di «irrompere» nel corteo del gay pride romano sventolando «bandiere nere con croce celtica». Lo ha segnalato il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, sostenendo che il gruppo è stato bloccato dalle forze dell'ordine. Il tentativo di irruzione, ha detto ancora Marrazzo, è avvenuto a Piazza Venezia all'incrocio con via dei Fori imperiali, nei pressi dell'altare della patria. Verso le 18,30 almeno una bandiera nera era ancora visibile a piazza Venezia. VI ACCOLTELLIAMO -  «Erano una ventina di persone vestite in giacca e cravatta e ci hanno detto: vi accoltelliamo tutti». È il racconto di un ragazzo che ha partecipato al gay pride romano e che dice di aver assistito alla «incursione dei fascisti» durante il corteo. «Ci hanno detto - ha proseguito - che dovevano andare ad un matrimonio e invece ci volevano aggredire». «Li conosciamo - ha detto un altro ragazzo dal carro dei centri sociali ('Strike', 'La Torre', 'Forte Prenestino') - sono i fascisti del Circolo Futurista e di Casa Pound, volevano rovinarci la festa ma li abbiamo fermati». Secondo altri testimoni «durante l'incursione» sarebbe stato spintonato e buttato a terra anche un ragazzo.

    Noreporter (presente alla cerimonia) racconta come sono andati i fatti:

    Si stava per celebrare un matrimonio nella chiesa di San Giuseppe falegname, sita al Campidoglio sopra il Carcere Mamertino. Da via dei Fori Imperiali stava affrettandosi verso il Campidoglio una mezza dozzina d'invitati quando transitava il Gay pride nel quale, con la solita filosofia degli agit-prop, si era infiltrata l'ultrasinistra; una quarantina di attivisti riconosceva qualcuno e dava immediatamente l'assalto. Malgrado il rapporto numerico fosse loro favorevole di otto a uno e benché gli aggressori, ultrà di sinistra, avessero bastoni e bottiglie, un semplice sganassone bastò a tenerli a bada e lontani. Il trambusto richiamò sia le forze dell'ordine che noi altri invitati che sostavamo sul piazzale in attesa della sposa. Ci raggruppammo e gli aggressori, forti della protezione delle forze dell'ordine, si misero a inveire, minacciare e indicare. Rispondemmo come meritavano, ossia ridendo, perché qualunque altro atteggiamento o gesto sarebbe stato uno spreco.

    Dopo aver provato meschinamente a disturbare un matrimonio questi poveracci si sono messi a fare comunicati deliranti. Questo avviene sulla scia di tutte le demenze ululate da un mese in qua (dal Prenestino, ai Rom), falsità rumorose affermate a gran voce nel tentativo pietoso e non riuscito di riproporre un desueto e non sentito sentimento antifascista popolare. Alcuni figuri coltivano la speranza di rilanciare la strategia della tensione e la trappola degli opposti estremismi, evidentemente giudicata l'unica opportunità per salvaguardare gli stipendi di politicanti allo sbando per perdita verticale di consensi. Quale sia il loro valore culturale e morale è sempre più palese a tutti. Che non abbiano neppure il pudore di astenersi dal dedicare la loro miscela di menzogne e bava ad un matrimonio è francamente rivelatore di quanta piccolezza umana si nasconda dietro vetusti slogan che almeno in teoria dovrebbero accompagnarsi a nobiltà d'animo. Ma Bombacci e Bordiga non abitano più qui.

    Che questi poveracci siano patetici e squallidi si sapeva, ma che non appena delirano ci siano giornali e media che si prestano a fare da cassa di risonanza dei loro pericolosi deliri è davvero inaccettabile. Sarebbe ora che si registrasse il sentimento profondo della gente e che si liberasse questa Nazione dai velenosi condizionamenti ideologici che transitano di certo per giornalisti organici alla causa comunista ma soprattutto per i loro colleghi distratti, banali, servili o affetti da automatismi. Il giornalismo non può continuare ad essere un'arma per sostenere menzogne e alimentare odi e razzismi politici e sociali. Vogliamo tornare a Primavalle e alle complicità di allora? Si vuole che vengano assassinati ancora giovani e bambini? Questa è la deontologia professionale che si assume? Come altro spiegare diversamente il rilievo che si dà sui massimi giornali italiani a comunicati di questo genere, oltretutto a margine di fatti che definire  insignificanti sarebbe molto più di un eufemismo?

    Il clandestino da noi non ha l'obbligo di documenti

    Il clandestino da noi non ha l'obbligo di documenti
     
    Lo straniero che si trova in Italia in condizione di clandestinità non è obbligato ad esibire il documento di identità alle autorità che ne facciano richiesta, e pertanto il suo rifiuto non costituisce reato in quanto la norma incriminatrice si applica solo ai cittadini extracomunitari con regolare permesso di soggiorno. Lo ha stabilito la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione decidendo il caso di un albanese condannato per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale ma prosciolto dall'accusa di mancata esibizione senza giustificato motivo di un documento identificativo perché "il fatto non sussiste". Per tale motivo il Procuratore Generale di Firenze aveva fatto ricorso in Cassazione chiedendo la condanna anche per quest'ultimo reato. I Giudici di Piazza Cavour però sono stati di diverso avviso ed hanno respinto il ricorso, spiegando che lo straniero clandestino non ha l'obbligo di munirsi di un documento di identificazione mentre tale obbligo grava certamente sul cittadino extracomunitario munito di regolare permesso di soggiorno, al quale solamente è applicabile la norma penale in questione. La Suprema Corte ha infatti precisato che, se il clandestino fosse obbligato ad esibire un documento di identità, paleserebbe il suo stato di clandestinità, ed in tal modo "si violerebbe il principio secondo il quale nessuno può essere tenuto ad agire contro se stesso"; pertanto, concludono i Supremi Giudici, "la condizione di clandestinità, che non è oggi sanzionata penalmente, non può trovare surrettizie sanzioni penali, attraverso un sistema che criminalizzi indiscriminatamente l'inadempimento di meri oneri di natura amministrativa".
     
    D'altronde con questa logica ognuno è esentato dal mostrare i documenti alle forze dell'ordine, anche per evitare multe al volante.
     
     
     
     

    Collettivi di sinistra e Forza Nuova si scontrano dopo che è stato vietato, in un'università italiana un omaggio ai Martiri delle Foibe

     
    La rissa, alla Sapienza, in Roma, a via Cesare de Lollis è durata una decina di minuti, ha coinvolto una ventina di militanti antifascisti e un gruppo di ragazzi di estrema destra. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il gruppo dei giovani di sinistra stava strappando i manifesti di protesta appesi all'università da Forza Nuova contro l'annullamento del convegno sulle foibe. I giovani militanti di destra non avrebbero risposto subito alla provocazione. (...) Sarebbero almeno 7 feriti, di cui tre sono stati portati al Policlinico Umberto I. "Si tratta di tre codici gialli - fanno sapere dall'ufficio stampa dell'ospedale - Uno ha una spalla lussata, altri due hanno ferite alla testa, non profonde. Sembra che abbiano subito delle sprangate" . Tra i ricoverati due appartengono alla fazione di destra e uno ai Collettivi di sinistra (ergo se la matematica non è opinione non c'è un gruppo di sprangatori e uno di sprangati). Tutti gli altri ragazzi coinvolti nella rissa sono riusciti a fuggire. Gli studenti dei Collettivi, che nel pomeriggio hanno organizzato una conferenza stampa, insistono: "E' stata un'aggressione a freddo". Intanto chiedono le dimissioni immediate del preside Guido Pescosolido, che aveva autorizzato il convegno sulle foibe (evidentemente è un oltraggio alla teologia della demenza il voler rendere omaggio agli italiani trucidati dalle guardie rosse jugoslave) , e danno appuntamento a domani per un'assemblea sulla sicurezza, mentre per giovedì hanno indetto un presidio davanti alla facoltà di Lettere.(Sperano nell'antifascismo e nel revival degli opposti estremismi per recuperare un po' di terreno dopo le recenti cocentissime perdite di consenso di base) A scaldare gli animi era stata ieri un'iniziativa del prorettore vicario Luigi Frati, che (non si sa con quale faccia e quale senso morale) aveva revocato l'autorizzazione concessa dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia a una conferenza sulle Foibe, alla quale avrebbe partecipato Roberto Fiore, segretario nazionale del movimento di destra Forza Nuova. Da Palermo interviene il sindaco Gianni Alemanno: "Le violenze a Roma sono da condannare senza alcun'attenuante . L'università La Sapienza non può essere luogo di scontro e di violenza politica". Secondo Alemanno sono false le voci di un clima di violenza e intolleranza diffuso nella capitale. "Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati - dice il sindaco - i responsabili di questa aggressione devono essere assicurati alla giustizia e messi in condizione di non nuocere".

    Sperando che il Sindaco legga bene i resoconti, prenda nota dei numeri dei feriti; rifletta su come e perché gli animi si sono accesi (ovvero se la prenda innanzitutto con il signor Frati) e che, dall'alto della sua esperienza di piazza sappia leggere quello che traspare anche dai comunicati dei Collettivi, dai quali emergono sia l'aggressività degli stessi sia l'ammissione del fatto che la tensione è stata provocata dai medesimi ed è cresciuta strada facendo. Non vi è dubbio, - attenendosi alla lettura dei comunicati di parte avversa – che non si è trattato di un'aggressione a freddo, di un assalto unilaterale e che non ci sono stati un lupo e un agnello.

    Si spera poi che nessuno abbocchi al richiamo della strategia della tensione e che il tentativo di ridar fiato a un gruppo dirigente ultratrombato venga disatteso dalla stessa estrema sinistra che non ha ragione né interesse a farsi manovrare come una marionetta.

     

    DISTRUTTE LE LAPIDI A ROVETTA. 26/05/2008

    COMITATO ONORANZE CADUTI DI ROVETTA

    Bergamo 26/05/2008

    COMUNICATO STAMPA

    Questo notte i “soliti ignoti” hanno distrutto nel cimitero di Rovetta le lapidi commemorative dei 43 legionari uccisi e di Padre Antonio il loro Cappellano

     

    ecco cosa sono stati capaci di fare........

    rovetta002

     

    A TUTTI I CAMERATI

    E' INIZIATA LA RACCOLTA DI FONDI PER IL RIPRISTINO DELLE LAPIDI DEI 43 RAGAZZI LEGIONARI TRUCIDATI PER LA SECONDA VOLTA DALL'ODIO COMUNISTA

    DELEGATO ALLA RACCOLTA :
    CAV. PAOLO PIOVATICCI
    VIA XX SETTEMBRE 99 - 52037 SAN SEPOLCRO (AR)
    TEL. 0575733412 CELL. 3355280754
    EMAIL : ssepolcrolacebiennal@libero.it

     http://www.comitatoonoranzecadutidirovetta.blogspot.com/

    BATTAGLIA DEL PIAVE-24/05/1915

    flammeLA LEGGENDA DEL PIAVEflamme

    1. STROFA:
    Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
    Dei primi fanti il ventiquattro maggio:
    l’Esercito marciava per raggiunger la frontiera,
    per far contro il nemico una barriera.
    Muti passaron quella notte i fanti;
    tacere bisognava e andare avanti.
    S’udiva intanto dalle amate sponde
    Sommesso e lieve il tripudiar de l’onde:
    era un passaggio dolce e lusinghiero.
    Il Piave mormorò: “NON PASSA LO STRANIERO”.

    2. STROFA:
    Ma in una notte triste si parlò di tradimento,
    e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
    Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
    per l’onta consumata a Caporetto!
    Profughi ovunque! Dai lontani monti
    Venivan a gremir tutti i suoi ponti.
    S’udiva allor dalle violate sponde
    Sommesso e triste il mormorio de l’onde:
    come un singhiozzo in quell’affanno nero.
    Il Piave mormorò: “RITORNA LO STRANIERO”.

    3. STROFA:
    E ritornò il nemico, per l’orgoglio e per la fame
    Volea sfogar tutte le sue brame.
    Vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
    Sfamarsi e tripudiare come allor…
    “NO” disse il Piave, “NO” dissero i fanti,
    “mai più il nemico faccia un passo avanti”
    Si vide il Piave rigonfiar le sponde!
    E come i fanti combattevan l’onde.
    Rosso del sangue del nemico altero,
    Il Piave comandò: “INDIETRO VA’ STRANIERO!”

    4. STROFA:
    E indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento
    E la Vittoria sciolse le ali al vento.
    Fu sacro il patto antico: tra le schiere furon visti
    Risorgere Oberdan, Sauro e Battisti.
    Infranse alfin l’italico valore
    Le forche e l’armi dell’impiccatore.
    Sicure l’Alpi… libere le sponde
    E tacque il Piave: si placaron l’onde.
    Sul patrio suol, vinti i torvi imperi,
    la pace non trovò NE’ OPPRESSI, NE’ STRANIERI.

    italiani

    NON PASSA LO STRANIERO

     

    Nella notte tra il 23 e il 24 maggio del 1915 l’Italia entrava in guerra: era l’occasione per completare il processo di unità nazionale e liberare il Trentino e la Venezia Giulia dal dominio austriaco. Il nostro esercito, nel marciare coraggioso e silenzioso verso la frontiera con l’Austria, passò sul fiume Piave, che espresse poeticamente la sua gioia con il tripudio delle onde.

    Il Piave divenne il simbolo della Patria che fu difesa con rinnovata determinazione sotto la guida del Gen. Armando Diaz

    La battaglia del Piave è stata una delle più gloriose della storia d’Italia: costò all’Austria 150.000 uomini e fu l’inizio della sconfitta. Gli austriaci e gli alleati tedeschi videro “cadere come foglie morte” nelle acque del Piave le loro speranze di vittoria, come scrisse il comandante tedesco Ludendorff dopo la guerra.

     

     

    CAFFE' NERO OBBLIGATO A CHIUDERE - NIENTE PIU' CAFFE' DEL DUCE

    Aggressioni, danneggiamenti, lettere minatorie: così la destra estrema scopre una sua altra impotenza
     
    "Cari camerati, amici e clienti, grazie per esserci stati vicini. Il Caffé Nero è obbligato a chiudere. Dopo 28 effrazioni, 16 rotture di vetri, due incendi, un allagamento e 25 lettere minatorie, nessuno è stato preso”. Nessun arresto, dunque. Però il bar-museo degli epigoni del Duce, sorto nei luoghi della Rsi, dunque a Salò, sulla sponda bresciana del lago di Garda, il 20 maggio abbasserà definitivamente la saracinesca. Dopo otto anni di attività, e quasi altrettanti di dispetti, il ritrovo degli "arditi" del Ventennio e degli appassionati del fascio vede il tramonto. Troppe spese per pagare avvocati e far fronte ai danni continui provocati dai soliti noti. dice il fondatore Gianluigi Pezzali, 62 anni, consigliere comunale eletto prima per la lista di Alternativa Sociale e poi per La Destra. Aggiungendoci il caro affitti la situazione era diventata insostenibile.
     

    29 APRILE 1975 MUORE SERGIO RAMELLI

     
     
     
    fiammaSERGIO VIVEfiamma